L’Homo Selvadego è stato scelto come
simbolo e “protettore” dell’IDEVV in quanto si tratta di una
delle raffigurazioni locali più antiche ed emblematiche che impersonano
lingua e tradizione.
Nel cartiglio, quasi fumettistico, che lo accompagna si qualifica nel suo vernacolo
affermando: “E sonto un homo salvadego per natura chi me offende ge
fo pagura”.
Nonostante l’aspetto primitivo e il nodoso bastone, che impugna però
solo come strumento dissuasore, si tratta tutto sommato di una persona mite
che si limita a chiedere, con fierezza, rispetto per la sua persona e per ciò
che rappresenta: usanze, costume e cultura.
Per questi motivi ci è sembrato ovvio arruolarlo come alfiere e guardiano
dell’Istituto.
L’affresco, realizzato nel 1464, si trova a Sacco in Valgerola (So) all’interno di una camera picta interamente affrescata con soggetti religiosi e profani, accompagnati da cartigli contenenti motti e sentenze. Il Selvatico è raffigurato a lato della porta di accesso e fronteggia un paggio che tende l’arco. A entrambe le figure sembra affidato il compito di vigilare sulla casa e di proteggere quanti vi abitano.
La figura che è stata scelta come logo dell’IDEVV rappresenta uno dei miti più antichi e diffusi nell’arco alpino, quello dell’Uomo Selvatico. L’etnografo trentino Giuseppe Sebesta così lo descrive: “È sostanzialmente un comune mortale che vive al di fuori del consesso umano preferendo i luoghi isolati, la montagna, il bosco. A contatto con la natura ha esaltato al massimo le sue caratteristiche fisiche che gli assicurano la vita: forza, robustezza, fiuto eccezionale per inseguire la preda. È timido, rifugge dal prossimo isolandosi al punto tale da attenuare le sue capacità psichiche fino alla stupidità. Non si lava né si pulisce. Non si rade né si taglia i capelli cosicché questi si fondono raggiungendo le ginocchia. Per questo diventa una figura terrificante esaltata dalla pelle di caprone con cui si ammanta. Un atto gentile lo intenerisce. A volte sente il bisogno di fraternizzare con gli uomini. Allora si ferma insegnando loro i mestieri della malgazione, della lavorazione dei latticini di cui è maestro”.
Oltre a significare lo stato primitivo della natura umana e a svolgere un ruolo pedagogico come tutore di tradizioni ancestrali, la figura dell’Uomo Selvatico viene ad assumere in molte raffigurazioni una funzione apotropaico-difensiva. In tale veste compare sia in edifici privati, come la camera picta di Sacco, sia su strutture pubbliche, come la Porta poschiavina della cinta muraria di Tirano. Sempre con riferimento a tale funzione possiamo forse associare in questo ambito anche le raffigurazioni presenti su monete e stemmi, in particolare sul simbolo della Lega delle Dieci Giurisdizioni, fondata nel 1436 e comprendente Davos e la Prettigovia.